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Plastica, pensi di conoscerla?

Aggiornamento: 26 ott 2021

Ogni giorno siamo circondati da notizie contro la plastica: “Rimuovere la plastica dalla propria vita, trovare alternative più sostenibili, preferire alimenti senza involucri in plastica ecc..” ma perché? Perché questo materiale sta spaventando e allarmando così tanto il pianeta terra negli ultimi anni?



Quanta plastica viene prodotta? Come viene prodotta? Quando è “nata”?


Prima di vedere cosa sta accadendo al nostro pianeta Terra, capiamo qualcosa in più sulla produzione della plastica.

La produzione della plastica è in continuo aumento ogni anno. Ogni anno cresce sempre di più, senza mostrare un minimo calo. La produzione a livello mondiale è aumentata a dismisura, nel 1964 era di 15 milioni di tonnellate mentre nel 2019 è arrivata a toccare i 368 milioni di tonnellate.

Nel 2019 l’Asia è la prima produttrice di plastica con il 51% della produzione globale (solo il 31% viene prodotto in Cina), seguita dal nord America con il 17%, mentre l’Europa occupa il terzo posto con il 16%.*

La plastica è “nata” o meglio, è stata scoperta tra il 1861 e il 1862, quando Alexander Parkes, un chimico inglese, a seguito degli studi sul nitrato di cellulosa, crea e brevetta il primo materiale plastico semisintetico, la Parkesina (conosciuta come Xylonite).

Ma è qualche anno dopo, nel 1970, che questo materiale assume un carattere industriale, grazie ai fratelli Hyatt. La coppia di fratelli americani partecipò ad un concorso per trovare un’alternativa all’avorio (materiale costoso e raro) per la costruzione delle palle da biliardo. Fu così che la Hyatt Manufacturing Company, mescolando cellulosa e canfora, brevettò la formula della celluloide.

Gli anni successivi furono un susseguirsi di scoperte e invenzioni legate a questo materiale. Nel 1907 il chimico belga Leo Baekeland ottenne la prima resina termoindurente di origine sintetica, che brevettò nel 1910 con il nome di Bakelite (diventò in pochissimo tempo il materiale più diffuso e utilizzato). Nel 1912, il chimico tedesco Fritz Klatte scopre il processo per la produzione del Polivinilcloruro, più conosciuto come PVC, uno dei materiali più utilizzati ai giorni nostri nell’edilizia (e non solo). Si ha la svolta nel 1913 quando viene inventato grazie allo svizzero Jacques Edwin Brandenberger, il Cellophane, un materiale a base di cellulosica che poteva essere prodotto in fogli sottilissimi e flessibili, una vera svolta nel campo degli imballaggi.

Gli anni ‘30 e la Seconda Guerra Mondiale, con la creazione di una vera industria moderna dove il petrolio diviene la materia prima da cui partire per la produzione, segnano il passaggio della plastica all’età “adulta”.



"Usato allo stato solido, plastico o fluido, che si presentava di volta in volta rigido come l'avorio, opaco, flessibile, resistente all'acqua, colorabile e si poteva lavorare all'utensile come i metalli, stampare per compressione, laminare"
Alexander Parkes, 1862.

*Dati di www.plasticseurope.org


Ma quali sono i problemi legati all’uso e produzione della plastica?


  • Metà della plastica totale prodotta è stata prodotta negli ultimi 15 anni. Come abbiamo visto prima, la produzione della plastica è aumentata a dismisura negli ultimi anni, aumentando di anno in anno, così la produzione di plastica vergine dal 2000 ad oggi ha superato quella prodotta nei cinquant’anni precedenti.

  • E’ sbagliato chiamarla plastica, ma ci sono materiali plastici, c’è plastica e plastica!

  • Per decomporsi può impiegare fino a 1000 anni, si MILLE anni.

  • Decomponendosi produce delle microplastiche che finiscono nella catena alimentare. Come? Le molecole che formano il polimero si degradano, separandosi una dall’altra, diventando dei piccoli frammenti, le microplastiche. Ora pensiamo al Plancton (organismo alla base della catena alimentare) che, ingerendo queste microplastiche, fa magicamente entrare la plastica nella catena alimentare e di conseguenza nel nostro piatto.

  • Sono state trovate tracce di plastica ormai ovunque: nei ghiacciai, nel punto più profondo della terra (Fossa delle Marianne, 9,7 Km di profondità) e sul punto più alto della terra (Everest, 8848 Mt sul livello del mare)



La plastica è ovunque, qualche curiosità (negativa) sulla plastica.


Come abbiamo detto in precedenza sono state trovate tracce di plastica sia nella Fossa delle Marianne che sull’Everest. Ma ora vediamo qualche dato in più su questa “minaccia”.

Secondo uno studio condotto da ricercatori Australiani, ogni essere umano sulla terra, ogni settimana, ingerisce in media 5 grammi di plastica. Quanto sono 5 grammi di plastica? Il peso equivalente ad una carta di credito! 5 grammi a settimana che diventano più o meno 250 grammi all’anno di plastica ingeriti.

Negli anni ‘60 il 5% degli uccelli marini aveva frammenti di plastica all’interno del proprio stomaco, oggi questo dato è salito al 90%. Secondo i ricercatori della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation e Hobart (Australia) e dell'Imperial College (Londra) questo dato potrà salire al 99% entro il 2050.

Nic Vanderzyl, studente della University of Hawaii di Hilo, ha condotto uno studio sulla spiaggia di sabbia nera di Pohoiki, scoprendo qualcosa di incredibile. Vanderzyl, analizzando 12 campioni prelevati da diversi punti della spiaggia, ha trovato 21 frammenti di plastica ogni 50 grammi di sabbia. La maggior parte di questi frammenti, afferma, sono microfibre provenienti da tessuti sintetici usati come poliestere e nylon. Queste sottili fibre finiscono in acqua attraverso le acque reflue delle lavatrici o più semplicemente dai nuotatori che si tuffano in mare.


Great Pacific Garbage Patch

Forse ne hai già sentito parlare, è anche conosciuta con il nome di Pacific Trash Vortex, oppure più semplicemente come l’isola di plastica.

La Great Pacific Garbage Patch è un enorme accumulo di rifiuti (plastica in maggior parte) situata nell’Oceano Pacifico, tra la California e l’arcipelago Hawaiano.

Quest’isola di rifiuti fu scoperta nel 1997 dal velista Charles Moore, quando durante una regata dalla California alle Hawaii, si trovò circondato da milioni di oggetti di plastica.

La Great Pacific Garbage Patch è stata “ufficializzata” nel 1997 ma era già nota negli anni 70’/80’. Non si hanno stime precise della dimensione, a causa della sua grandezza, ma oscilla tra i 700 mila km2 fino ai 10 milioni di km2. Ovvero, da un’area più estesa della Penisola iberica, a un’area più grande degli Stati Uniti.

Ma come è nata? Come ha iniziato a formarsi? Innanzi tutto, le due principali cause sono l’inquinamento causato dall’uomo, in aumento ogni anno, e la corrente oceanica presente dotata di un movimento a spirale che ha permesso la formazione di questo “accumulo”. Altri protagonisti sono i container delle navi cargo rovesciati dalle correnti oceaniche e anche il Maremoto del 2011 che ha colpito le coste giapponesi provocando un enorme riversamento di rifiuti in mare.

Purtroppo questa non è l ‘unica isola di rifiuti presente sulla terra, ma ci sono delle “parenti” un po 'più piccole sparse in tutto il mondo. Abbiamo la South Pacific Garbage Patch, un'isola scoperta recentemente a largo di Cile e Perù ed è grande 8 volte l’Italia. Vi è la North Atlantic Garbage Patch al largo della Cina e nord America, scoperta nel 1972 è la seconda per grandezza con 4 Milioni di Km2 e la prima per densità di rifiuti al Km2, ben 200 Mila.



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